Diciannovesima domenica dopo Pentecoste
Vangelo secondo Matteo (22, 1-14)
In quel tempo, Gesù parlò in parabole ai capi sacerdoti e ai farisei, dicendo loro: "Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati al banchetto di nozze, ma essi rifiutarono di venire. Allora mandò altri servi con questo messaggio: "Dite agli invitati: 'Il mio banchetto è pronto; i miei buoi e il mio bestiame sono stati macellati; tutto è pronto; venite alle nozze'". Ma non ci fecero caso e se ne andarono, alcuni verso i loro campi, altri verso i loro affari; altri ancora afferrarono i servi, li insultarono e li misero a morte. Il re si infuriò; inviò i suoi eserciti, distrusse quegli assassini e mise a ferro e fuoco la loro città. Poi disse ai suoi servi: 'Il banchetto di nozze è pronto, ma gli invitati non erano degni. Andate, dunque, ai crocicchi e invitate tutti quelli che trovate al banchetto di nozze". I suoi servi si sparsero per le strade e radunarono tutti quelli che riuscirono a trovare, sia buoni che cattivi; e la sala delle nozze si riempì di invitati. Il re entrò per vedere gli invitati e vide un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: "Amico mio, come hai fatto a entrare qui senza abito nuziale? Allora il re disse ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre esterne, dove ci sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi sono scelti.
«È tutto pronto, venite alle nozze.» Ma gli invitati si scusarono: «Uno se ne andò nei suoi campi, l’altro ai suoi affari». Si vedono fin troppo spesso in tutto il mondo questa sorprendente frenesia e questa continua agitazione che scuotono il mondo. Ne viene il capogiro, tanto è prodigiosa la quantità di vestiti, cibo, edifici e tante altre cose di cui basterebbe ampiamente la metà. Dobbiamo con tutte le nostre forze strapparci a questa esuberanza di attività e di molteplicità, a tutto ciò che non è un bisogno assoluto, e raccoglierci in noi stessi, dedicarci alla nostra vocazione, considerare dove, come e in che modo il Signore ci ha chiamati: uno alla contemplazione interiore, un altro all’azione, e un terzo, ben al di sopra dei primi due, all’amabile riposo interiore, nel silenzio sereno delle tenebre divine, nell’unità dello spirito.
Ma se l’uomo, chiamato interiormente al silenzio nobile e sereno, nel vuoto della nube oscura (Es 24, 18), volesse per questo motivo astenersi continuamente da ogni opera di carità, ciò non sarebbe giusto; anche quest’uomo deve compiere opere di carità secondo quanto le circostanze lo invitano a fare…
«I miei buoi sono stati macellati, il mio pollame è stato ucciso…» Il banchetto simboleggia la pace interiore in cui ci si trova, agendo e godendo come Dio gode di sé stesso, in modo attivo, e dove il padrone, il re, viene in ogni momento a sorvegliare il banchetto. Ma il Vangelo racconta poi che il padrone trovò uno dei suoi ospiti seduto al banchetto, senza indossare la veste nuziale. La veste nuziale che mancava a quel commensale è la carità pura, vera e divina; questa vera intenzione di cercare Dio esclude ogni amore di sé e tutto ciò che è estraneo a Dio; essa vuole solo ciò che Dio vuole… L’amore e l’intenzione di alcuni non appartengono pienamente e puramente a Dio solo nel profondo del loro essere, ma cercano se stessi. A costoro il nostro Signore dice: «Amico, come sei venuto qui, senza l’abito della vera carità?» Hanno cercato piuttosto i doni di Dio che Dio stesso.
Gli invitati si scusano, mentre il Regno non è chiuso a nessuno che non si escluda da solo con le proprie parole. Nella sua bontà, il Signore invita tutti, ma sono la nostra viltà o il nostro smarrimento a allontanarci. Chi preferisce comprare una fattoria non ha posto nel Regno: ai tempi di Noè, compratori e venditori furono travolti dal diluvio (Lc 17, 26-28)… Allo stesso modo chi si scusa perché si è appena sposato, poiché sta scritto: «Se qualcuno viene a me senza preferirmi a suo padre, a sua madre e a sua moglie, non può essere mio discepolo» (Lc 14, 26)…
Così, dopo il disprezzo superbo dei ricchi, Cristo si è rivolto ai pagani; accoglie sia i buoni che i malvagi, per far crescere i buoni e per migliorare l’indole dei malvagi… Invita i poveri, gli infermi, i ciechi, il che ci dimostra che l’infermità fisica non esclude nessuno dal Regno…, oppure che l’infermità dei peccati viene sanata dalla misericordia del Signore…
Manda quindi a cercare agli incroci delle strade, poiché «la Sapienza grida agli angoli delle piazze» (Pr 1, 20). Egli manda nelle piazze, poiché ha fatto dire ai peccatori di abbandonare le vie larghe per imboccare la via stretta che conduce alla vita (Mt 7, 13). Manda lungo le strade e lungo le siepi, poiché coloro che si affrettano verso i beni futuri, senza lasciarsi trattenere dai beni presenti, impegnati sulla via della buona volontà, sono in grado di raggiungere il Regno dei cieli, così come coloro che sanno distinguere il male dal bene, come i campi sono delimitati da una siepe, cioè coloro che oppongono il baluardo della fede alle tentazioni del peccato.





